13 Lug 2019

Infanzia: insufficienti fondi per la protezione dei bambini negli interventi umanitari nel mondo

Nonostante il numero di minori che vive in zone colpite da conflitti sia quasi raddoppiato dal 1990 ad oggi e le gravi violazioni accertate contro i bambini si siano quasi triplicate dal 2010, l’insufficienza dei fondi stanziati per aumentare la protezione dei bambini negli interventi umanitari è allarmante.

Un nuovo studio di Save the Children, per conto della Alliance for Child Protection in Humanitarian Action e la Child Protection Area of Responsibility, sottolinea che in media solo lo 0,5% del totale dei finanziamenti umanitari è destinato alle attività di protezione dei minori. Il rapporto “Unprotected: Crisis in Humanitarian Funding for Child Protection”analizza il totale dei finanziamenti umanitari globali assegnati tra il 2010 e il 2018 per la protezione dei bambini, con un focus su 13 paesi colpiti da conflitti, tra cui Siria, Yemen, Iraq e Afghanistan. Dallo studio emerge che, sebbene il finanziamento umanitario complessivo sia aumentato nell’ultimo decennio, compresi i finanziamenti assegnati agli interventi di protezione dei minori, il bisogno di interventi di protezione dei più vulnerabili è aumentato ancora di più. In paesi come l’Afghanistan e la Repubblica Centrafricana, per esempio, nel 2018 è stato rispettivamente stanziato solo il 18% e il 25% dei fondi indispensabili per la protezione dei minori.

“I leader mondiali riuniti oggi a New York per il forum politico ad alto livello sullo sviluppo sostenibile si confronteranno sugli interventi chiave che possono aiutare a raggiungere chi è più stato lasciato indietro, in particolare a causa di violenze, ingiustizie o esclusione. Questo rapporto è un tempestivo campanello d’allarme affinché i leader intraprendano azioni immediate per prevenire le violazioni dei diritti dei bambini e rispondano all’urgente necessità di protezione e altri bisogni come sostegno alla salute mentale e il supporto psicosociale, il ricongiungimento familiare, il recupero e il reinserimento” ha dichiarato Gunvor Knag Fylkesnes, Direttore Advocacy per Save the Children Norvegia.

La protezione dell’infanzia è definita come prevenzione e risposta all’abuso, alla noncuranza, allo sfruttamento dei bambini e alla violenza contro i bambini. “In concreto, questo significa intervenire in molti modi come ad esempio prevenire il reclutamento e l’uso di bambini da parte di forze e gruppi armati, e il sostegno al reinserimento dei bambini nelle loro famiglie e comunità. Inoltre, chiediamo la fine degli attacchi contro scuole e ospedali, fornendo servizi di sostegno psicologico e psicosociale di qualità, evitando la separazione familiare e favorendo il ricongiungimento dei bambini che sono stati separati dalle loro famiglie. Gli interventi includono anche la creazione di spazi sicuri per i bambini durante le emergenze e la gestione dei casi di minori più vulnerabili”, afferma Hani Mansourian dell’Alliance for Child Protection in Humanitarian Action.

Le migliaia di bambini rintracciati e ricongiunti alle loro famiglie nel Sud Sudan sono solo alcuni dei molti esempi di interventi efficaci nella protezione dei minori. Riunire i bambini alle proprie famiglie è forse il modo più efficace per proteggerli.

“L’esiguo finanziamento per questo settore indica una mancanza di consapevolezza e di riconoscimento del fatto che le attività di protezione dei minori nelle emergenze sono urgenti e salva-vita”, aggiunge Michael Copland della Child Protection Area of Responsibility.

La ricerca evidenzia che i finanziamenti per la protezione dei minori sono estremamente limitati. La protezione dell’infanzia consiste in varie attività e le stime dei costi variano a seconda delle regioni e del contesto locale. Ma lo studio rileva anche che, per fornire una gestione dei casi di alta qualità con riferimento alla fornitura di servizi e al ripristino dei legami familiari, è necessaria una media di 800 dollari per ciascun bambino.

Lo studio invita i donatori ad aumentare i fondi per la protezione dei minori dallo 0,5% ad almeno il 4% del totale dei finanziamenti umanitari per iniziare a colmare questa lacuna, e chiede inoltre agli operatori umanitari di dare priorità alle attività di protezione dei minori nelle loro richieste di finanziamento e negli appelli umanitari.

“Sia gli operatori umanitari che i donatori devono intensificare il loro impegno per raggiungere i minori lasciati indietro: i bambini che non sono protetti dagli effetti delle crisi umanitarie. Alla fine, la misura della nostra umanità si vede da come trattiamo i nostri figli, che sono i più vulnerabili. Oggi, 1 bambino su 5 vive in contesti colpiti da conflitti e intraprendere un’azione congiunta e immediata per proteggerli dalle gravi violazioni dei loro diritti dipende da noi “, conclude Knag Fylkesnes.

Fonte: www.savethechildren.it